Svezzamento o autosvezzamento: questo è il dilemma!

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Sempre più frequenti sono le domande poste da neo-genitori che chiedono consigli sull’alimentazione del bambino, volendo essere consigliati se prediligere lo svezzamento o l’autosvezzamento.

Vediamo un po’ di capire di cosa si tratta.

Verso i 5/6 mesi di età del bambino ci si inizia a interrogare quale alimentazione somministrare per iniziare il distacco dall’allattamento e, fino a poco tempo fa, era naturale parlare di svezzamento.

Lo svezzamento naturale è quello istintivo, conforme ai bisogni del bambino che vede protagonista l’introduzione di cibi solidi quali pappe, purea e via dicendo. L’idea è di facilitare il passaggio del bambino a cibi solidi, introducendoli gradualmente, in modo che l’organismo si abitui a qualcosa di diverso dal latte, ma anche per ritardare l’eventuale insorgenza di allergie alimentari.

Diverso è l’approccio dell’autosvezzamento o “alimentazione complementare a richiesta“: il passaggio a cibi solidi avviene seguendo i desideri e i bisogni del bambino che, seduto a tavola con i genitori, si approccia agli stessi alimenti mangiati dall’adulto. In questo modo non solo si soddisfa la curiosità ma lo si abita a sperimentare sapori nuovi e diversi, anche talvolta “forti”.

Naturalmente è necessario prestare attenzione a ciò che mangia il bambino, soprattutto riducendo in piccoli pezzi, facilitandogli la masticazione.

Tuttavia, come per ogni fase evolutiva, è importante che il bambino sia pronto a sperimentarle e viverle. Infatti, qualora foste interessati a sperimentare l’autosvezzamento, è importante che il bambino sia in grado di restare seduto, senza l’aiuto dell’adulto, che abbia perso il riflesso linguale caratteristico dell’allattamento e che il desiderio di provare cibi diversi dal latte sia esplicito.

Prima di procedere con una modalità piuttosto che l’altra è bene confrontarsi e parlarne con il pediatra.

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